FAQ

Domande frequenti

L’ambito scolastico è uno delle nostre sedi principali di intervento, poiché la scuola è il luogo in cui i ragazzi apprendono, si confrontano con i pari, sperimentano le proprie capacità e i propri punti di debolezza. La classe è un fattore di influenza decisivo nella strutturazione dell’identità individuale e sociale.

All’interno di essa le modalità di apprendimento cooperativo, se adeguatamente stimolate, possono diventare una risorsa nello sviluppo di ciascun allievo. Pertanto è indispensabile creare un clima di collaborazione con gli insegnanti affinché possano riconoscere e rispondere in modo efficace ai bisogni dei singoli.

Proponiamo attività di Parent Training. Esso consiste in un intervento psicologico destinato ai genitori che desiderano migliorare la relazione con i propri figli, affrontando le difficoltà tipiche dello sviluppo infantile che possono creare disagio all’interno della vita familiare. In questa tipologia di intervento si valorizzano le esperienze e le competenze dei genitori, coinvolti direttamente nella sperimentazione di nuove modalità interattive con i propri figli.

L’obiettivo è quello promuovere l’acquisizione di nuove competenze nell’interazione genitore-bambino e nel confronto con il mondo esterno (altre famiglie, scuola, amici). Un intervento di questo tipo è finalizzato ad aumentare l’autoefficacia dei genitori e a prevenire l’insorgere di condotte disfunzionali nei ragazzi.

Benché ogni bambino sia diverso e il talento si possa esprimere in modi e tempi differenti, la curiosità e la creatività sono elementi che contraddistinguono i plusdotati. La curiosità si manifesta in domande incessanti e in tentativi di esplorazione di quanto non conosciuto. La creatività si può concretizzare in idee talvolta bizzarre, innovative e inusuali.

Dal punto di vista emotivo, i plusdotati vivono quanto accade con estrema intensità, possiedono frequentemente uno spiccato senso dell’umorismo e tratti di perfezionismo talvolta estremi. Inoltre, è frequentemente riscontrabile una precocità nell’acquisizione di abilità cognitive o motorie fin dai primi istanti di vita. Si tratta di bambini che recepiscono velocemente ciascun input proveniente dall’esterno, interessati a ciò che li circonda fin dalle primissime settimane dopo la nascita.

E’ bene tenere presente che il talento non si esprime soltanto dal punto di vista prettamente cognitivo, manifestandosi anche ad esempio nelle arti e nello sport. Molto spesso i plusdotati mascherano di proposito le proprie potenzialità per sentirsi più simili agli altri.

In epoca scolare, i plusdotati non necessariamente sono studenti eccellenti, possono faticare ad integrarsi nel gruppo dei pari e  sono vulnerabili alla noia e alla frustrazione. Nel corso degli studi possono verificarsi significative variazioni di rendimento sia tra materie diverse, sia tra gradi diversi di scuole (es. Primaria e secondaria). Può accadere che nonostante l’apparente distrazione in orario scolastico, siano in grado di riferire in modo dettagliato quanto spiegato dai docenti.

Gli insuccessi scolastici possono essere frequenti e motivo di bassa autostima e isolamento sociale. Gli elevati livelli di perfezionismo rendono questi soggetti altresì vulnerabili a stati d’ansia e depressivi legati alle singole performance oggetto di valutazione.

Il potenziale dei plusdotati può essere recepito dagli insegnanti e dai genitori, ma esprimersi con difficoltà. Queste ultime possono essere originate da scarso interesse per discipline specifiche, noia e disinteresse per i metodi di insegnamento tradizionali, problematiche di tipo relazionali con adulti e pari significativi, scarsa fiducia in se stessi e percezione di inadeguatezza rispetto alle richieste esterne.

I plusdotati possono rivestire ruoli opposti in contesti differenti tra loro. Frequentemente infatti sono isolati in gruppi i cui membri condividono interessi o caratteristiche ritenute poco attraenti. In questi casi si radica la percezione di diversità, della non compatibilità con il resto del gruppo.

Può accadere, in parallelo, che il soggetto rivesta il ruolo di leader in contesti in cui si percepisce come a proprio agio, in cui ritrova parte dei propri interessi o ideali.

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